Willy S.

Teatro a scuola

Risorse poco utilizzate: attività teatrali a scuola.

1. Le attività teatrali a scuola e la spada di Damocle del saggio finale

Le attività teatrali a scuola vengono, nella stragrande maggioranza dei casi, accolte con piacere dagli alunni e dai docenti. Durante le attività, l’aria che si respira è festosa, l’interesse generale è forte e tangibile e i risultati sono spesso – a detta degli insegnanti – sorprendenti.
L’accostarsi al teatro a scuola significa però, a volte , essere costretti a preparare un saggio finale anche qualora le condizioni specifiche lo sconsiglierebbero.
Gli insegnanti, quelli che non dimenticano che che queste attività rischiano ad ogni passo di essere snaturate e di diventare antipatiche persino agli alunni destinatari dell’intervento, a volte, preferiscono rinunciare piuttosto che ritrovarsi a rincorrere gli eventi.

2. Gioie e dolori del saggio conclusivo

L’esperienza teatrale nella scuola ha valore a prescindere dagli aspetti spettacolari. Ciò che permette di prendere coscienza di nuove potenzialità, nuove possibilità, nuovi linguaggi è il percorso complessivo, non la sua parte più eclatante.
Eppure lo spettacolo finale tutti se lo aspettano: è richiesto agli operatori come una sorta di contropartita all’impegno economico messo in campo, è caldeggiato quale occasione promozionale per l’istituto, è gradito ai genitori… ed ha anche importanti risvolti pedagogici.
Se è bene, da un lato, promuovere interventi non vincolati allo spettacolo finale, vero è che lavorare per un saggio finale con una scadenza precisa può tendere verso la creazione di un’atmosfera basata sulla collaborazione, sull’aiuto reciproco, sulla complicità e può considerarsi una verifica. D’altra parte…

3. Troppe energie profuse in una sola volta

Di saggi teatrali a scuola se ne fanno molti, da sempre. Essi costituiscono, nel bene e nel male, un prodotto né irrilevante né trascurabile delle attività scolastiche.
Le energie profuse nelle attività teatrali a scuola sono enormi e producono copiosi copioni, scenografie impegnative, allestimenti complessi… che di solito esauriscono la loro funzione in una volta sola.
L’abitudine, di pensare al saggio teatrale come ad un grande evento (di un giorno solo), rende gli sforzi troppo concentrati e circoscritti. E’ un atteggiamento che mal si adatta ad un linguaggio che tra le sue peculiarità annovera la ricerca nella ripetizione.

4. Le energie profuse per un unico grande evento sono energie utilizzate al di sotto delle potenzialità.

Si lavora, a volte per tutto l’anno, per qualcosa che si utilizza in una sola rappresentazione. Essa corre il rischio di risultare:

• troppo pretenziosa: il materiale utilizzato non è adatto, la trama è troppo complessa , le scenografie sono troppo ingombranti… Perde importanza il lavoro degli “attori”;

• di durata eccessiva: il testo è sovrabbondante e poco funzionale, il pubblico si annoia, gli “attori” mal si concentrano…: la “storia” non viene raccontata;

• di difficile gestibilità: la sala è troppo affollata, il pubblico non vede e non sente…: non c’è alcuna comunicazione fra attori e spettatori;

• esasperante: gli insegnanti che appaiono stremati ed in preda a feroci emicranie.

Alla fine comunque ci sarà l’applauso (liberatorio); non potremo, però, fare a meno di chiederci se non siamo stati un po’ incoscienti ad imbarcarci in una avventura del genere: giureremo (spergiuri) che, l’anno seguente, niente potrà convincerci a ripetere l’esperienza.

5. Anche se si riconosce, per vari motivi, l’importanza del saggio, non è detto che si debba lavorare per un unico grande evento.

Progettare un laboratorio teatrale in funzione dell’allestimento di uno spettacolo è una modalità possibile che ha, come ognuna, i suoi pro e contra.
In tali tipi di intervento è semplicemente consigliabile lavorare per allestire spettacoli agili, di breve durata e di semplice attuazione, tali da poter essere rappresentati in una classe, ed essere mostrate in più repliche (ai genitori, agli altri alunni, a dirigenti, all’interno di una festa) invece che in un unico show troppo affollato.
Tali brevi montaggi teatrali potranno essere proposti al vaglio delle altre classi anche in fieri, per misurare e migliorare l’efficacia sulla base delle risposte del pubblico.

Una tale operazione:
• si arricchisce di continue possibili verifiche durante il percorso;

• acquisisce un più profondo valore empirico (rende più pratica e ricca di riscontri l’esperienza formativa degli insegnanti);

• assume una giusta visibilità interna.

Attuata in maniera agile, potrà avere le seguenti caratteristiche:

• non difetterà, di essere sorretta da adeguati ragionamenti sull’utilizzo dello spazio ( la mancanza di alcuna previsione sullo spazio è tipica di molte manifestazioni teatrali scolastiche);

• oggetti e supporti scenografici, ridotti al minimo e scelti fra quelli di immediata reperibilità (cappelli, bastoni, stracci) permetteranno di non perdere di vista ciò che è più importante: il lavoro degli “attori”;

• una durata contenuta nei quindici minuti ( ma è gia moltissimo!) permette di non abusare delle capacità di concentrazione degli “attori” e della resistenza fisica degli spettatori.

Si può progettare una “festa” in cui si esibiscano anche due o tre gruppi o classi senza superare di troppo l’ora.
Un allestimento agile permette, dunque, di maneggiare meglio ogni problema (di spazio , di luci, di microfoni, di comode poltrone, di un palcoscenico, di un sipario etc… ). Certo, qualcosa mancherà: tutto ciò che è superfluo.

EUGENIO INCARNATI

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